La nostra identità di Notai - la nostra storia

  • 2012, nascita dello Studio Notarile Integrato "Doria & Sandi"

L’associazione professionale “Doria & Sandi” è nata nel marzo 2012 quando lo storico studio del notaio SANDI Massimo – Luigi (a sua volta erede della brillante tradizione professionale del padre, il Notaio Angelo, già in esercizio per circa quarant’anni) si è unito allo studio del notaio DORIA Pierpaolo (all’epoca in esercizio a Venezia da circa dodici anni) dando così origine ad una nuova realtà fondata su tre poli operativi distribuiti nei tre punti nevralgici del territorio veneto: Venezia, Mestre e Jesolo.

In controtendenza rispetto alla fase depressiva ed economica, i due notai hanno deciso di investire in sistemi tecnologici avanzati, informatica, scansione ottica documentale e nelle loro rinnovate sinergie professionali per riuscire ad offrire servizi più efficienti e vicini alle esigenze dei clienti.

Coadiuvati da collaboratori altamente qualificati e di pluriennale esperienza, in ciascuno studio viene assicurata una assistenza personalizzata per ciascun cliente.

In ogni ufficio vengono seguite tutte le pratiche di competenza notarile quali, esemplificando, compravendite, mutui, leasing, convenzioni matrimoniali (separazioni, fondi patrimoniali), vincoli di destinazione, atti societari, atti relativi ad aziende, procure, testamenti, dichiarazioni di successione, volture catastali, trascrizioni nei registri immobiliari etc.

  • 1950 francesco carnelutti: il notaro, uomo di buon senso e di buona fede

E’ molto meno facile che un’abilità senza scrupoli faccia la fortuna di un avvocato che di un notaro. Insomma è diffusa l’intuizione che soprattutto per un notaro l’idoneità tecnica non sia sufficiente senza l’idoneità morale.
Più che l’uomo del diritto il notaro si considera come l’uomo della buona fede.
Fede, dunque, ma in che?
La fides bona sulla quale i romani hanno tanto insistito ed alla quale hanno attribuito nientemeno che una virtù taumaturgica, nel senso che essa opera i veri miracoli nel diritto, non vuole dir altro che fede nel bene, come il buon senso vuol dire semplicemente senso del bene.
Uomo di buon senso è colui che vede le stelle dove un altro con lo sguardo meno acuto non le sa vedere; uomo di buona fede è colui che si fida delle stelle che ha veduto.

  • 1955. salvatore satta: poesia e verità nella vita del notaio

La verità è che solo comprendendo che l’atto del notaio, l’atto pubblico, è essenzialmente giudizio, si comprende cosa sia il notaio.

Si comprende il prestigio immenso che nei secoli egli ha avuto, prestigio civile, prestigio politico, che nessun’ altra professione ha mai eguagliato; si comprende il prestigio di oggi, che è indubbiamente molto più vicino a quello di cui gode il giudice che non a quello di cui gode l’avvocato.
Ma si comprende anche, nella disciplina della sua azione, l’esigenza della imparzialità, la regola della sua incompatibilità, la severa norma di vita professionale, l’obbligo del suo ministero e il correlativo dovere in certi casi di ricusarlo. In una parola, il processo attraverso il quale l’atto si compie...
Si comprende anche il futuro del notaio, il quale non può essere anche nell’avvenire se non un libero uomo, cioè, come pur talora si è pensato, non può essere un impiegato o funzionario statale.
La sua libertà è intrinseca all’ufficio che svolge, perché è un riflesso della volontà delle parti: il giudizio che
si concerta nell’atto è indissociabile dalla libera volontà delle parti, poiché e la volontà stessa delle parti che diventa, attraverso il notaio, giudizio.
Conoscere il volere che colui che vuole non conosce: ecco il dramma del notaio.
Il dramma che si sviluppa da ciò, che la parte non sa veramente quello che vuole, e la conoscenza della sua volontà diventa una scoperta, e la scoperta può essere anche una determinazione della volontà.
E’ per questa via che il notaio diventa il consigliere, il custode segreto dei segreti familiari, il depositario della pubblica fede: perché egli finisce per sapere, nel suo disinteresse, quel che si deve volere, assai più e meglio della parte interessata.

  • Maggio 1946: abdicazione del re vittorio emanuele III - notaio nicola angrisani

Maggio 1946: notai nella storia
Vittorio Emanuele terzo stava a Napoli e da giorni si infittivano voci sulla sua abdicazione.
Alle 12,45 del 9 maggio, senza preavviso, lo raggiunsero suo figlio, Umberto Principe di Piemonte, il duca Pietro D’Acquarone ed altri. Recavano la richiesta di abdicazione e partenza dell’anziano re in giornata.
Il comandante anglo-americano, ammiraglio Ellery Stone, era d’accordo; il presidente del Consiglio dei Ministri, Alcide De Gasperi, quanto meno ne era informato.
Alle 15 Vittorio Emanuele consegnò la dichiarazione.
Il notaio Nicola Angrisani, sollecitato a rogare l’atto, osservò che esso era redatto su carta semplice. Il re si appartò e copiò su carta bollata
Consegnò il foglio, era pallido ed un leggero tremore agli angoli della bocca ne tradiva l’emozione. Il notaio lo lesse.
Vide che era datato 6 maggio. Lo fece constatare.
Il sovrano corresse allora in 9, con un vigoroso tratto di penna.
Con tutta evidenza aveva scritto il testo originario tre giorni prima, prendendo a modello l’abdicazione da suo tempo firmata da Carlo Alberto, re di Sardegna, a favore del figlio Vittorio Emanuele secondo.
Alle 19,40 - scortato dal cacciatorpediniere “Granatiere”- l’incrociatore “Duca degli Abruzzi” levò l’ancora dal molo di Posillipo alla volta di Alessandria d’Egitto. Recava il re, la regina Elena ed un seguito di cinque persone.

  • 1947 - marco santoro: la nascita del consiglio nazionale del notariato e 1949 - carlo mercantini. commento alla legge istitutiva del consiglio nazionale del notariato

1947 - Marco Santoro: la nascita del Consiglio Nazionale del Notariato
Fu dopo che l’idea venne lanciata dal notaio romano Carlo Mercantini nel 1947 che si cominciò a
muovere qualcosa al di là delle dichiarazioni formali e delle visite cerimoniali. Artefice del movimento di pressione fu questa volta un Comitato Nazionale Notarile, costituitosi nell’ottobre di quello stesso anno per iniziativa di alcuni consigli notarili ed in particolare di alcuni notai – tra cui lo stesso Mercantini che ne divenne non a caso il segretario e nel cui studio romano ebbe ufficialmente sede.
Composto da sei notai già eletti per l’amministrazione della Cassa Nazionale e di pochi altri rappresentanti dei consigli notarili, e presieduto dal notaio, e di lì a poco senatore, Angelo Cemmi, il Comitato Nazionale Notarile svolse la sua opera in vista di più obiettivi, lavorando però soprattutto per il
conseguimento di due risultati pratici: la realizzazione del Consiglio Nazionale e l’organizzazione di un nuovo Congresso Nazionale, che sarebbe stato il primo della storia repubblicana e si sarebbe svolto nel maggio del 1949.
1949 Carlo Mercantini. Commento alla legge istitutiva del Consiglio Nazionale del Notariato
II nostro Consiglio Nazionale costituisce una importante realizzazione del sistema democratico, in quanto la categoria viene così chiamata ad emettere pareri e presentare proposte nelle materie attinenti il Notariato in base alla competenza specifica ed alla esperienza diretta, acquisite nell’esercizio professionale.
Dato che il Notaio, quale pubblico ufficiale professionista, è il depositario della pubblica fede, col disimpegno di funzioni delicatissime, regolate da disposizioni di legge molto particolareggiate e in continua evoluzione, e nello stesso tempo svolge una intensa attività di carattere spiccatamente professionale, basata sulla sua speciale competenza nel campo contrattuale e sulla eccezionale fiducia riposta in lui dal pubblico, l’azione del Consiglio Nazionale varrà a conciliare col più armonico equilibrio le svariate esigenze attinenti alla duplice qualifica del Notaio.

News Giuridiche

19/07/2018

Praticanti avvocato: le linee guida del CNF per i corsi obbligatori di formazione

Corsi di formazione per praticanti avvocato...

17/07/2018

Decreto dignità: i profili giuslavoristici

Decreto dignità — Infografica...

News Giuridiche